La rubrica Focus ospita oggi l’intervista a Luca Ravagnan, CEO e Co-founder di WISE S.p.A., che sarà relatore in occasione dell’evento finale degli Investor Days 2026, promossi da Regione Lombardia e Finlombarda, in collaborazione con Enterprise Europe Network e Factory Plus e con il supporto tecnico di AIFI, in programma il 25 novembre 2026 presso BASE Milano.
Ecco cosa gli abbiamo chiesto per tracciare insieme a lui il percorso dalla ricerca al paziente, che si traduce in terapie “gentili” e mininvasive.
Dalla scoperta in laboratorio al paziente: qual è oggi l'ostacolo più difficile da superare?
Gli ostacoli sono molteplici, vere e proprie montagne da scalare quando si portano al paziente dispositivi invasivi sviluppati con tecnologie del tutto nuove.
Il primo è comune a tutti: capire qual è il bisogno medico insoddisfatto che la tecnologia può risolvere in modo efficace ed economicamente sostenibile, senza cambiare ciò che per il medico e il paziente già funziona.
Il secondo è dimostrare la fattibilità dell’applicazione, dai primi prototipi al prodotto vero e proprio, integrando la tecnologia “core” con tutte le parti complementari che lo rendono utilizzabile nel mondo reale – sempre verificando che la soluzione sia quella che serve al medico, non quella che l’inventore ritiene innovativa.
Il terzo è la lunga fase di validazione preclinica e clinica, fino alla certificazione regolatoria.
Ma gli ostacoli non finiscono qui: lo scale-up produttivo, l’ottimizzazione dei costi e dei volumi produttivi, la commercializzazione sono montagne che il fondatore tecnico spesso non vede all’inizio, e che si presentano imponenti proprio quando crede di essere arrivato in cima.
Da qui l’ostacolo più difficile: affrontare, una dopo l’altra, sfide sempre diverse, che richiedono competenze e attitudini del team sempre nuove rispetto a quelle di partenza.
Quanto conta saper riconoscere un'opportunità dove gli altri vedono un fallimento?
Moltissimo. La storia di WISE nasce proprio da un presunto fallimento, da un errore di laboratorio.
Nel 2006, nel laboratorio di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, io e alcuni colleghi stavamo conducendo un esperimento di routine: depositare nanoparticelle metalliche su un vetrino per studiare come un materiale passi dallo stato isolante a quello conduttivo.
Sostituimmo il vetro con la plastica e la conduzione comparve molto più tardi del previsto: sembrava un errore. Ma ipotizzammo che le particelle si stessero impiantando nel materiale invece di depositarsi in superficie – un po’ come dei sassi lanciati contro un bersaglio di gelatina.
Ripetendo l’esperimento con il silicone, la scoperta prese forma: ottenemmo un materiale conduttivo, integrato nella gomma, ed elastico. Da lì il brevetto e, nel 2011, WISE.
Riconoscere un’opportunità dove altri vedono solo un errore richiede curiosità, ma anche l’umiltà di ascoltare ciò che i dati ti stanno davvero dicendo, anche quando non è quello che ti aspettavi.
Come potrà la medicina del futuro essere più “gentile” con il paziente?
Credo che la medicina del futuro sarà più gentile quando la tecnologia si adatterà al corpo del paziente e non il contrario.
E questo è in effetti il principio alla base dei nostri neuro-elettrodi: sottili, flessibili, capaci di aderire al tessuto nervoso invece di comprimerlo, per un monitoraggio e una stimolazione più precisi e meno invasivi.
Stiamo portando lo stesso approccio nel trattamento del dolore cronico, con un sistema di stimolazione midollare di nuova generazione che combina elevate performance di stimolazione e registrazione con un approccio di impianto mini-invasivo.
Il futuro che immagino è una medicina capace di intervenire con la minima invasività possibile, restituendo al paziente qualità di vita senza chiedergli in cambio compromessi e sofferenze.
Ma la gentilezza, oltre che dalle tecnologie, passerà anche attraverso l’adattabilità del linguaggio della medicina, andando a ridurre la distanza tra il linguaggio specialistico del medico e la capacità di comprensione di ogni paziente.
Per l’abbattimento di questo muro comunicativo l’IA – se utilizzata in modo corretto – offre oggi un’opportunità preziosissima.
WISE S.p.A. è un’azienda biomedicale con sedi a Cologno Monzese (MI) e Berlino focalizzata nello sviluppo di una nuova generazione di neuro-elettrodi impiantabili per il neuromonitoraggio, la neuromodulazione e l'interfaccia cervello-macchina (BMI). È partecipata dal Fondo Indaco Ventures I – Parallel Lombardia di Indaco Venture Partners SGR, ammesso all’investimento del fondo di fondi regionale Lombardia Venture, finanziato dal PR Lombardia FESR 21 – 27 e gestito da Finlombarda. Collabora insieme a Università degli Studi di Milano, Newronika Srl e Istituto Neurologico Carlo Besta al progetto SMARTSPINE - Innovazione nella Stimolazione Spinale per il Miglioramento della Qualità della Vita, ammesso alle agevolazioni del bando Collabora & Innova di Regione Lombardia. Il progetto ha come obiettivo clinico lo sviluppo di un sistema di stimolazione midollare di nuova generazione (Spinal Cord Stimulation – SCS) nel trattamento del dolore cronico, che combina sensori avanzati, intelligenza adattiva e nuovi materiali per offrire una terapia altamente personalizzata, efficace e minimamente invasiva. SMARTSPINE ambisce, inoltre, a creare un polo di eccellenza lombardo nella neuromodulazione, facendo leva sulla sinergia tra PMI ad alta innovazione, centri clinici di riferimento e istituzioni di ricerca di livello internazionale.
L’intervista è a cura di Francesca Esposito, responsabile Comunicazione e Media relations di Finlombarda, in collaborazione con Open Innovation Lombardia.


