FOCUS

21/07/2026

Venture capital: creare valore e crescita sostenibili tra rendimento e impatto

Intervista a Matteo Bonfanti di Kairos Partner SGR

Nel Focus di oggi intervistiamo Matteo Bonfanti di Kairos Partners SGR, che sarà relatore in occasione dell’evento finale degli Investor Days 2026, promossi da Regione Lombardia e Finlombarda, in collaborazione con Enterprise Europe Network e Factory Plus e il supporto tecnico di AIFI, in programma il 25 novembre 2026 presso BASE Milano.

Gli abbiamo posto tre domande sul venture capital orientato alla crescita, che investe prevalentemente in startup e PMI nelle prime fasi di sviluppo.

L'impatto può diventare driver di rendimento?

Si parla molto di impatto nel mondo delle startup e, negli ultimi anni, anche la regolamentazione europea ha introdotto criteri sempre più specifici sui temi ESG.

 È positivo avere un quadro che aiuti a misurare e qualificare meglio l’impatto degli investimenti, ma tendo a vedere il tema in modo più sostanziale. Il mondo delle startup, quando si propone davvero di fare innovazione, è spesso intrinsecamente orientato a generare un impatto positivo.

Pensiamo alle società attive nelle life sciences che sviluppano nuove terapie, strumenti diagnostici o soluzioni capaci di migliorare la qualità della vita dei pazienti; oppure alle tecnologie per efficienza energetica, sostenibilità industriale o sicurezza.

In questi casi l’impatto non è un’etichetta aggiunta a posteriori o semplice marketing, ma coincide con l’attività dell’azienda.

Parametri e requisiti restano importanti, ma conta la sostanza: quale problema risolve la società, quanto è rilevante e quanto la soluzione può incidere su mercato e società.

Per questo l’impatto può diventare driver di rendimento soprattutto quando è integrato nel modello di business: se una startup risolve un bisogno reale con una tecnologia scalabile, l’impatto diventa automaticamente anche creazione di valore.

Qual è oggi il vero vantaggio competitivo: la tecnologia in sé o la capacità di adattarsi rapidamente al cambiamento?

Fino a qualche anno fa la risposta sarebbe stata più centrata sulla tecnologia in sé. Un vantaggio tecnologico chiaro, soprattutto nei settori ad alta intensità di ricerca o nel deeptech, poteva rappresentare una barriera all’ingresso forte e tradursi in un vantaggio competitivo di diversi anni.

Negli ultimi anni questo equilibrio è cambiato. La tecnologia resta fondamentale, ma da sola non basta più. La velocità con cui evolvono mercati, catene del valore, regolamentazione e paradigmi tecnologici rende sempre più importante la capacità di adattamento.

Basti pensare all’evoluzione rapidissima dei modelli di intelligenza artificiale: tutti noi abbiamo sperimentato quanto si sono evoluti i vari strumenti di intelligenza artificiale negli ultimi 12 mesi.

Il punto non è solo avere un vantaggio tecnologico, ma saperlo adattare, aggiornare e mantenere rilevante in un contesto che cambia rapidamente.

Il vero vantaggio competitivo nasce dall’incontro tra tecnologia distintiva e capacità di execution: avere una visione forte, leggere il contesto, correggere la rotta e trasformare il cambiamento in opportunità.

È una novità? Non proprio, lo dice già Charles Darwin nell’800: non sopravvive il più forte, ma chi si adatta meglio al cambiamento.

Quali startup premia davvero il mercato: quelle che generano un impatto concreto o quelle che crescono più velocemente?

Le due cose non vanno viste in contrapposizione, perché sono fortemente correlate. Una startup può avere un impatto potenzialmente rilevante, ma se non riesce a scalare quell’impatto resta limitato. Allo stesso modo, una crescita rapida ma priva di reale valore per clienti, utenti o sistema economico rischia di essere fragile.

Mi piace pensare che l’impatto effettivo sia il prodotto di due fattori: rilevanza del problema risolto e capacità della soluzione di diffondersi sul mercato. Se uno dei due fattori è pari a zero, o quasi, anche l’impatto complessivo tende a essere nullo.

Per esempio, una tecnologia per produrre energia green può avere un potenziale enorme ma se non viene adottata in massa produrrà poca energia verde e il suo impatto reale resterà molto basso. Al contrario, se scala sul mercato e viene diffusa e adottata allora può diventare un game changer.

Il mercato premia le startup che riescono a unire impatto concreto e crescita. Non basta dichiarare una finalità positiva: bisogna dimostrare che il prodotto funziona, che il cliente lo adotta, che il modello economico è sostenibile e che la società può crescere in modo efficiente.

Le startup migliori sono quelle che crescono proprio perché generano valore reale.

Kairos Partners SGR è una boutique di Asset e Wealth Management, tra gli operatori di riferimento nel panorama finanziario italiano. Con circa 11 miliardi di euro di masse in gestione (al 30.06.2026) e sedi a Milano, Roma e Torino, Kairos offre una selezionata gamma di servizi e soluzioni d’investimento rivolti a clienti privati, operatori professionali e investitori istituzionali. L’azienda si distingue per un modello di business integrato che unisce una forte competenza gestionale con un servizio altamente personalizzato che affianca i clienti nelle scelte di investimento e nella gestione del patrimonio. La sinergia tra queste due aree rafforza il carattere distintivo di Kairos: una fabbrica prodotto unita a una boutique finanziaria, capace di offrire strategie personalizzate, tempestive e mirate. Lo stile di gestione si caratterizza per un approccio attivo e flessibile, svincolato da benchmark di riferimento e focalizzato su performance e controllo del rischio. Questo approccio consente di mantenere un posizionamento di nicchia e di proporre soluzioni alternative che arricchiscono portafogli diversificati. La missione di Kairos è la valorizzazione dei patrimoni in una prospettiva responsabile e di lungo termine, con l’obiettivo di creare valore per tutti gli stakeholder nella convinzione che la finanza rappresenti un motore di crescita per l’economia reale. Dal 2024 è controllata da Anima Holding S.p.A. e dal 2025 è parte del Gruppo Bancario Banco BPM.

 

 


L’intervista è a cura di Francesca Esposito, responsabile Comunicazione e Media relations di Finlombarda, in collaborazione con Open Innovation Lombardia.

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