Oggi Focus è dedicato all’intervista ad Andrea Beretta, Senior Director Startup Operations & Investments di Factory Plus, che modererà la tavola rotonda dedicata agli investitori in occasione dell’evento finale Investor Days 2026, promossi da Regione Lombardia e Finlombarda, in collaborazione con Enterprise Europe Network e Factory Plus e il supporto tecnico di AIFI - Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, in programma il 25 novembre 2026 presso BASE Milano.
Ecco cosa gli abbiamo chiesto sull’innovazione, una leva capace di abbandonare le vecchie certezze per ridefinire le regole del gioco.
Oggi le innovazioni più radicali nascono dalla materia o dal digitale?
L’innovazione radicale, oggi, si trova nel punto di incontro tra i due piani: tecnologie fisiche che risolvono problemi reali, accelerate da strumenti digitali che ne comprimono i tempi di sviluppo e adozione.
In Factory Plus lo vediamo con chiarezza nel lavoro sulla bioeconomia e sulle tecnologie per la transizione ecologica, dove il valore nasce dalla capacità di innovare la materia con il supporto della potenza computazionale.
Il digitale resta un abilitatore fondamentale, perché permette di simulare, ottimizzare e scalare queste innovazioni materiali molto più rapidamente di quanto fosse possibile in passato.
Le sfide più urgenti che il pianeta ci pone - dalla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate alla sicurezza delle filiere agricole - non si risolvono, tuttavia, solo con l’aiuto degli algoritmi, ma richiedono nuovi materiali, nuovi processi industriali, nuova chimica e nuova biologia applicata.
È qui che nasce il deeptech: tecnologie che intervengono sulla materia stessa, spesso partendo dalla ricerca scientifica e da anni di sviluppo prima di arrivare al mercato.
Quali sono le “vecchie certezze” che un neo-imprenditore dovrebbe abbandonare?
La prima certezza da abbandonare è l'idea che l'innovazione debba necessariamente essere veloce e leggera per essere valida. Nel deeptech e nelle tecnologie legate alla sostenibilità i tempi di maturazione tecnologica sono lunghi: servono investimenti in ricerca, validazione industriale, superamento di soglie di TRL che richiedono pazienza e capitali pazienti.
Chi fonda un'impresa in questi ambiti deve accettare che il ritorno non sarà immediato, ma che il valore generato, se la tecnologia funziona, è spesso più difendibile e duraturo.
La seconda certezza da superare è quella di poter fare innovazione da soli: sfide come la decarbonizzazione industriale o la sicurezza delle catene alimentari, per fare un esempio, richiedono collaborazione tra startup, grandi aziende, centri di ricerca e investitori istituzionali.
Infine, va abbandonata l'idea che l'impatto ambientale e sociale sia un vincolo o un costo aggiuntivo rispetto al business: oggi è sempre più un fattore di competitività e di accesso al capitale, non un'opzione accessoria.
Per alcuni fare innovazione significa inseguire il prossimo unicorno. È davvero così?
In parte sì, e non ne farei un tabù. Il punto non è rincorrere una valutazione come obiettivo di per sé, ma cercare innovazioni realmente “breakthrough”: tecnologie che risolvono un problema irrisolto in modo radicalmente più efficiente, come la decarbonizzazione dei processi industriali hard-to-abate, o lo sviluppo di nuovi materiali per l'agricoltura o soluzioni per la sicurezza delle filiere alimentari.
Quando un'innovazione è davvero discontinua rispetto allo stato dell'arte la crescita di valore che ne consegue è quasi una conseguenza naturale, non un artificio finanziario.
È in questo modo che il deeptech - se supportato da capitali pazienti e da un ecosistema in grado di accompagnarne i tempi di maturazione tecnologica - può generare gli unicorni di domani: partendo da tecnologie proprietarie difficili da imitare, con barriere all'ingresso reali.
Il nostro compito, in qualità di investitori, è proprio individuare precocemente queste tecnologie breakthrough e dare loro il tempo e i capitali necessari perché possano esprimere tutto il loro potenziale, sapendo che l'unicorno, quando arriva, è il riconoscimento di un'innovazione che ha davvero cambiato le regole del gioco.
Factory Plus è uno dei più importanti hub di innovazione in Italia, focalizzato principalmente su digital transformation e circular economy. Sviluppa e implementa programmi di open innovation, mettendo a disposizione formazione esperienziale, programmi di accompagnamento imprenditoriale, progetti di collaborazione tra talenti, startup e aziende, investimenti di Venture Capital e attività di supporto all’internazionalizzazione. Nata nel 2016 per volontà di Fondazione Cariplo, agisce attraverso un modello inclusivo che coinvolge un network nazionale di università, centri di trasferimento tecnologico, incubatori, acceleratori, fablab, parchi scientifici tecnologici, startup, business angel, fondi di venture capital, PMI e corporate. Factory Plus è una Società Benefit.
L’intervista è a cura di Francesca Esposito, responsabile Comunicazione e Media relations di Finlombarda, in collaborazione con Open Innovation Lombardia per la serie di video – pillole dedicate.


